Music Bites: Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band

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Ciao a tutti!

Rieccomi dopo qualche tempo. È stato un inizio 2017 un po’ incasinato e pieno di impegni, io e Maria Laura abbiamo compiuto un anno insieme qualche giorno fa e.. mi ha regalato il vinile del mio album preferito di sempre: Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band, anno 1967 il sesto album dei Beatles. (Piccolo aneddoto: ignaro della sorpresa appena l’ho visto stavo quasi piangendo. Direi regalo più che azzeccato)

Non ci resta che approfondire questo album rivoluzionario di una band rivoluzionaria.

Siamo nel 1967: un periodo di forte anticonformismo sociale, gli albori del Flower Power del 1968. I quattro ragazzi di Liverpool avevano da qualche tempo abbandonato gli estenuanti e poco gratificanti concerti dal vivo e già col precedente album Revolver (1965) si nota uno sviluppo artistico notevole sia nei testi che nel processo creativo musicale. Con Sgt. Pepper il modo di comporre, di registrare e di pensare la musica cambierà definitivamente. Si arriva ad un livello di equilibrio e perfezione assoluta: ore ed ore in studio alla ricerca di suoni mai sentiti prima e creati in maniera del tutto innovativa. Anche i testi delle canzoni sono più introspettivi e profondi. Qui il duo Lennon e McCartney arriva al suo apice inventando di fatto il primo concept album della storia: tutte le canzoni seguono un filo conduttore che ci accompagnerà dall’inizio alla fine.

Il primo giugno 1967 esce Sgt Pepper e i Beatles rivoluzionano la musica contemporanea.

L’idea di fondo nasce da McCartney, il Sergente Pepe è il suo alter ego, vuole far suonare l’album come se non fosse un album dei Beatles, bensì quello di una fantomatica band: i Cuori Solitari.

Brusio, accordatura di strumenti e via: si parte. Il brano di apertura è la Title Track che ci lancia nel mezzo; senza pause parte With A Little Help From My Friends una canzone scritta per Ringo, eseguita magistralmente dal membro forse meno artisticamente dotato.

La terza canzone è Lucy In The Sky With Diamonds la voce di Lennon è dolce e allo stesso tempo ricorda quella di un santone Tibetano. Il pezzo è un simbolo per l’epoca, in cui spopolava l’LSD, una droga allucinogena di cui i Beatles facevano uso, specialmente John: la canzone per via del suo testo assurdo e pieno di immagini quasi fiabesche sembra essere stato composto sotto l’effetto di questa sostanza. Il risultato è una bellezza e dolcezza struggente.
MCartney firma le successive sue ballate leggere Fixing At Hole, Getting Better e She si Leaving Home: canzoni ispirate alla quotidianità, in particolare quest’ultima fa riferimento alla sparizione di una ragazza che sentendosi infelice ed incompresa scappa dai suoi genitori.

La successiva Being For The Benefit Of Mr. Kite! è coinvolgente e trascinante lascia quasi storditi, disorientati: sembra di essere trasportati all’interno di una pista circense. Il testo infatti è ispirato da un volantino di un circo dell’epoca vittoriana.

L’unico contributo di George è Within You Without You, un pezzo distaccato dal resto dell’album, risente delle forti influenze indiane. Una cultura lontana cui Harrison si stava avvicinando via via negli anni. Piccola nota personale: se ascoltata nel modo giusto questa canzone può davvero portarti in un altro mondo. Pazzesca.

Le successive canzoni proseguono con When I’m Sixty-Four, un omaggio al padre di Paul diventato da poco sessantaquattrenne, Lovely Rita una ballata d’amore e Good Morning Good Morning la storia di una assurda giornata che parte dai cereali Kellogg’s che si mangiano la mattina a colazione.

La penultima canzone è una Reprise (che sinceramente preferisco) della Title Track. Veloce e senza fronzoli, tutta chitarre, basso e batteria.

La chiusura è affidata, a mio avviso, all’opera omnia del duo Lennon-McCartney. La Sgt. Pepper’s Club Band torna sul palco per congedarsi dal suo pubblico. Parte A Day In The Life, la luce dal dualismo Lennon/McCartney. Una chitarra acustica apre sulla parte scritta da Lennon, che si ispira a un fatto realmente accaduto, ovvero la morte di un deputato della camera dei Lord in un incidente stradale. Alla fine della strofa, scompare di fatto la canzone con un crescendo di orchestra che si conclude con una strofa cantata da Paul che non ha nulla a vedere con quella precedente. Il ritmo è più dinamico, ma riesce magicamente a ricondurre la canzone all’interno della ritmica originale in cui si svolge l’ultimo verso, ancora cantato da Lennon. Segue quindi, ancora una volta, il crescendo orchestrale, che arrivando allo spasimo si conclude con un accordo di pianoforte suonato violentemente che scema in dissolvenza.

La rivoluzione artistica non fu solo musicale, ma anche nella copertina: essa fu realizzata su suggerimento di Paul McCartney da Jann Haworth e da Peter Blake e vincitrice del premio Grammy per la miglior copertina per album del 1968, costituisce uno dei prodotti più popolari mai creati dalla pop art. Nel collage da cui essa è formata, i Beatles mettono insieme i loro personaggi simbolo, con l’idea di radunare il pubblico davanti a cui avrebbero preferito esibirsi. Anche il retro ha un suo significato. Nella facciata posteriore erano infatti stampati i testi delle canzoni, come mai era avvenuto in precedenza.

Impossibile per me qui scegliere una canzone preferita è un album da ascoltare e da riscontare fino a consumarlo. Un perfetto esempio di come dovrebbe essere fatta la musica in generale: semplice , efficace e anche emozionante. Quel potere di prenderti e portarti in un’altra realtà anche solo per 40 minuti.

Come sempre spero di non avervi annoiato, a risentirci il prossimo mese!

 

Matteo Corradini

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About the Author:
Mi presento: sono Matteo e nasco a Milano nel settembre del 1995. La musica è la mia più grande passione. Con un interesse più orientato verso la musica british consumo dischi e vado spesso a concerti di ogni tipo. Suono il basso, la chitarra e qualcosina di pianoforte. A cadenza mensile curo su questo blog una piccola rubrica di approfondimento musicale. Enjoy!


2 Comments:

  1. luc20090
    February 18, 2017
    Reply

    Reblogged this on luc20090's Blog.

  2. carlos
    February 18, 2017
    Reply

    La música de mis tiempos. gracias por recordarlos. Un abrazo.


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