Music Bites: Blur

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Ciao a tutti!

Rieccoci su Music Bites, spero vi stiate godendo questi primi giorni assolati e caldissimi, qui ahimè siamo sempre alle prese con mille impegni. Negli ultimi tempi mi sto considerevolmente riavvicinando ad un gruppo che nel tempo ho consumato talmente tanto che per ‘nausea’ ho smesso di ascoltare. Nei meandri della mia libreria qualche sera fa ho ri-trovato Leisure e da qualche giorno sono decisamente in fissa coi Blur. Ok, diciamo la verità: complici sono state anche le nuove canzoni dei Gorillaz, oggi principale progetto dell’eclettico frontman dei Blur, Damon Albarn (che tra l’altro non mi sono sembrate un granché),

Come avrete potuto capire, questo mese ci occupiamo dei mitici BLUR!

Nascono col nome di Seymour nel 1989 a Colchester nell’Essex. Sono una band camaleontica guidata da un pazzo sregolato, ma un genio musicale che risponde al nome di Damon Albarn.  Graham Coxon (chitarra), Alex James (basso) e David Rowntree (batteria) sono i coprotagonisti della nostra storia. La produzione dei Blur potrebbe essere divisa in due fasi: quella più legata al britpop fino al 1996 e quella più vicina all’indie, alternative rock post 1996.

I Seymour iniziano con concertini locali e sono anch’essi figli degli Stone Roses, tant’è vero che il loro sound iniziale è pienamente madchester. Una volta fattisi un nome nella scena underground vengono notati e scritturati dalla Foods Record, la quale spinge subito per il nome Blur. Accettato il compromesso i ragazzi, poco più che ventenni, si mettono al lavoro per il loro primo disco, quel Leisure che ho citato qualche riga fa. Esce nel  1991, anticipato dal singolo She’s so high che entra subito nelle top 50 delle charts inglesi. Il disco non è francamente un capolavoro è ancor pregno di riferimenti alla scena madchester, un genere ormai al tramonto, ha un sound molto ripetitivo e sicuramente pecca anche di inesperienza nonostante dei pezzi di spessore come Sing (usato nella colonna sonora di Trainspotting) e Repetition. Il disco comunque ha un suo apice che si trova in There is no other way, uno dei pezzi più celebri di questa band, un ponte ideale fra dance rock e hard rock.

Inframezzati da un lungo tour americano che li porta a farsi un nome oltreoceano escono due singoli For No Tomorrow e Popscene, già più inquadrabili nell’ambito britpop, un nuovo genere che sta nascendo sulle ceneri del madchester sound e che in Inghilterra dominerà le classifiche per qualche anno.

Modern Life is a Rubbish è il secondo album dei Blur, il primo di stampo britpop.  Il lato A del disco ci regala una sequenza perfetta di canzoni melodiche, ma allo stesso tempo forti, pungenti. For Tomorrow, Advert , Colin Zeal e  Star Shaped.
La seconda facciata è meno interessante, più laconica ed è decisamente bagnata di psichedelica, shoegaze (sottogenere del madchester sound, che può piacere o non piacere).Un album a mio parere non perfetto, ma che serve a porre delle solide basi per il futuro, un futuro che appariva tuttavia incerto pe via di una carriera che non riusciva a decollare come ci si aspettava. Va sottolineato che per questo secondo album  il riscontro del pubblico è più che positivo, ma di certo nessuno si sarebbe mai aspettato un salto di qualità così elevato per il terzo album..

Parklife esce nel 1994, nello stesso anno verrà dato alle stampe anche Definitely Maybe degli Oasis, sarà un periodo florido per la musica inglese contrassegnato da una grande rivalità (anche se, a dir la verità, esagerata molto dai media) tra le due band.  

Questo disco parte dal presupposto di voler dipingere tutti gli sterotipi dell’inglese medio, ogni canzone racconta un episodio, una storia a se. Vediamo diversi riferimenti a birra, pub, parchi, bank solida, cockney e a Londra. L’apertura è affidata a Girls & Boys con la sua melodia scatenata e ballabile coi suoi versi nosense mette in mostra una caratteristica dell’album: l’ironia. Tracy Jacks segna il ritorno ad una strumentazione più basica nelle sue parole troviamo forse una sagace risposta al logorio della vita moderna. End of a Century, che conquista unanime il pubblico, è uno degli esempi più rappresentativi del potenziale pop dei Blur, vuoi per l’arrangiamento ricco di elementi, vuoi per l’intramontabile melodia vocale. Segue la titletrack, Parklife. Il pezzo vede la partecipazione di Phil Daniels (attore comico britannico) che con un accento tipicamente cockney introduce la canzone, la quale poi snocciola i più famosi luoghi comuni della vita londinese divertendosi e facendosi beffa dell’Inglese medio. Se esistesse una top 3 di pezzi britannici più rappresentativi dello scorso decennio, sicuramente “Parklife” concorrerebbe a pieno titolo. Altri pezzi degni di nota sono sicuramente London Loves canzone sorretta dal virtuosismo di Graham Coxon, chitarrista forse troppo spesso sottovalutato. Verso la conclusione del disco abbiamo Magic America che esprime in un sol colpo la rivalità fra Regno Unito e Stati Uniti e la prepotente influenza della cultura americana su quella inglese. Posta in chiusura vi è indubbiamente  la mia canzone preferita dell’intero repertorio: This is a Low un capolavoro che parte in maniera elegante, dolce, ma che si conclude in un crescendo il cui apice è il solo di Coxon: superlativo lui, superlativa la canzone.

In meno di un’ora Parklife giunge al termine, anche se sembra di aver percorso insieme ai ragazzi di Colchester un viaggio ben più lungo su e giù per la terra d’albione. Parklife consacrerà definitivamente i Blur nell’olimpo del rock e senza dubbio si può affermare che assieme a Different Class dei Pulp e What’s The Stor? Morning Glory degli Oasis sarà l’album simbolo di quella meravigliosa stagione del rock.

Direi che per questo mese abbiamo messo molta carne sul fuoco e non mi dilungo oltre, spero di non essere stato troppo pesante, ma su questa band c’è moltissimo, forse troppo da raccontare.

Per dovere di cronaca la carriera dei Blur prosegue ancora oggi, l’ultimo album pubblicato è The Magic Whip, uscito un paio di anni fa, nel 2015. Non è male, vi consiglio di sentirvi qualche pezzo.

Vi lascio pieno di speranza che abbiate voglia e curiosità di approfondire, di immergervi nella buona musica, nella sua storia, nei personaggi che ne hanno segnato la storia. Ci sentiamo il prossimo mese!

 

 

Dedicato al mio caro, carissimo amico Davide Casati.

Matteo Corradini

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About the Author:
Mi presento: sono Matteo e nasco a Milano nel settembre del 1995. La musica è la mia più grande passione. Con un interesse più orientato verso la musica british consumo dischi e vado spesso a concerti di ogni tipo. Suono il basso, la chitarra e qualcosina di pianoforte. A cadenza mensile curo su questo blog una piccola rubrica di approfondimento musicale. Enjoy!


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